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Officine Alchemiche

Marsilio Ficino

MARSILIO FICINO, L’UMANISTA

a cura di Vinicio Serino

con la partecipazione di Irene Battaglini e Rossana Mondoni

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Della fine e dell’inizio 4 gennaio 2021

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Della fine e dell’inizio 30 dicembre 2020

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I quattro cavalieri dell’Apocalisse

Polo Psicodinamiche

SESTANTE – Rubriche Online per non perdere la rotta Sulla scia del Dies Irae, parte seconda della rubrica Symbolica condotta dal Dott.Vinicio Serino; in questo episodio parliamo dell’apocalisse di San Giovanni, il visionario; mentre le immagini di Albrecht Dureb fanno da sfondo alla presentazione dei quattro cavalieri dell’apocalisse in una rivisitazione dei testi antichi: Secondo Empedocle ai quattro cavalieri corrispondono i quattro elementi: attraverso l’uso del colore l’uomo tende a mandare un messaggio antropologico tutto da scoprire…

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Bach segreto. Ipotesi e suggestioni

Armonia, armonie

“Si dovrebbe produrre un’armonia eufonica per la gloria di Dio e per il possibile diletto della mente; e come per tutta la musica, il suo finis e la sua causa finale non dovrebbero mai essere altro che la gloria di Dio e la ricreazione della mente. Se non si bada a questo, in verità non c’è musica, ma solo grida e strepito”. Così scriveva J. S. Bach nelle sue “Istruzioni agli allievi sul modo di suonare il continuo”: la gloria di Dio è l’essenza stessa di Lui, il suo essere creatore e signore del mondo, dispensatore di vita e delle gioie della vita. Dice l’Apocalisse: “Degno sei, o Signore, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza perché tu hai creato tutte le cose e per tua volontà esistono e sono state create” (Ap. 4:11). E  Dio è anche ricreazione della mente, ossia rigenerazione, rinnovamento radicale, completo, vera rinascita: è un’ascesa fatta di sei gradini, come quelli del trono di Salomone, oltre il quale, “per mezzo del rapimento estatico della contemplazione” si perviene, dice Bonaventura da Bagnoregio nel suo Itinerarium mentis in Deum, a Lui. E’ questo “il passaggio a Dio” che si ottiene condizione che “tutte le attività intellettuali siano lasciate da parte e che il culmine dell’affetto si porti e si trasformi interamente in Dio”: uno stato “mistico e segretissimo”  (Itinerarium mentis in Deum). La potenza della musica è in grado, almeno per un attimo, di produrre questa (meravigliosa) condizione.

Giovanni Papini sembrerebbe invece pensarla in modo diverso quando afferma che “tutta la musica, in quanto arte magica di origine magica, ha sempre relazione, più o meno visibile, col demoniaco”. Non con Dio, dunque ma, addirittura, col Diavolo, il Nero Signore. Eppure questi due modi di intendere la musica solo apparentemente sono antitetici …

Sacro e demoniaco, allora. E’ possibile conciliare questi opposti, alla apparenza inconciliabili? “Tutto ciò che in alto è come ciò che è in basso”, è l’incipit della Tavola smeraldina … Il più celebre tra i testi ermetici che  la Tradizione attribuisce al Dio Egizio Thoth, signore degli Oroscopi, della Magia, della Medicina e di ogni sapere. Colui che, con la sua risata articolata su sette note musicali crescenti, avrebbe creato il mondo … L’opera di quel Dio sembra aver prodotto la ricomposizione degli opposti (apparenti).

Secondo Bach, secondo Papini, dunque, la musica consentirebbe, grazie alle particolari capacità percettive e cognitive dell’Uomo, l’approdo in dimensioni – celesti o demoniache – comunque “altre” rispetto a quelle proprie della condizione di percezione ordinaria. Favorirebbe cioè quelle che E. Zolla chiama “uscite dal mondo”. “Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l’atto più bello che si possa compiere …” E’ allora che si vivono “i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza e libertà e per l’istante si è padroni, il destino sta svelato allo sguardo” (Zolla, 1992). Per l’istante, un istante infinito …

Il “dono” della chiaroveggenza, ossia la capacità di penetrare in queste dimensioni “altre”, lo elargisce, appunto la musica intesa come divina armonia. Cesare Ripa, il grande recuperatore del sapere simbolico delle antiche culture scrive nella sua “Iconologia”, composta tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, che l’Armonia ha le sembianze di una giovane donna, incoronata: suona una viola da gamba con sette corde, richiamo alla pitagorica armonia delle sfere. Pitagora, infatti, era in grado di udire la musica cosmica, la sinfonia dei sette pianeti assimilata a colpi di martello impressi su di una incudine (Giamblico, 65-67).

 “… l’armonia della Musica sensibile”, dice appunto Ripa, “si riposa, e fonda nell’armonia de’ Cieli, conosciuta da’ Pitagorici … e però volentieri porgemo gli orecchi alle consonanze armoniche, e musicali. Et è opinione di molti antichi gentili, che senza consonanze musicali non si potesse haver la perfettione del lume da ritrovar le consonanze dell’anima, e la simmetria, come dicono i Greci, delle virtù …” (Ripa, 1992).

Visio Dei

In questa dimensione, sconosciuta e meravigliosa, penetra Bach: ce ne offre una “visione” che non è percepita attraverso i sensi. “Consonanze dell’anima”, “simmetria delle virtù” sono espressioni che rappresentano bene il viaggio verso l’assoluto dove, dice la I Lettera a Timoteo, ”abita una luce inaccessibile”, la luce del Re dei Re, “il solo che possiede l’immortalità”: “nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né lo può vedere …”

Bach supera questa barriera fornendo, a chi ascolta il suo messaggio espresso attraverso la lingua dei suoni, una simbolica scala che, come quella dell’alchimista Raimondo Lullo – nel suo De ascensu et descensu intellectus  conduce a Dio: il viaggio è possibile solo alla condizione di perdere la propria forma terrena. Non sono quindi i sensi a offrirci questa visione ma lo Spiritus, che l’Uomo ha ricevuto dall’Eterno e che condivide con lui. La musica come edificio della (sublime) armonia possiede questo straordinario potere.

Forse l’esempio più significativo di questa “condivisione” è dato dalla “Toccata e fuga in re minore”, un brano composto da un Bach non ancora ventenne che sembra la voce – potente ed ispirata –  di una cattedrale gotica, capace di evocare nell’ascoltatore sensibile l’arduo processo di ascesa. Fu Ferruccio Busoni, nella sua trascrizione, a comprendere l’incontenibile desiderio di sacro che emana da questa (straordinaria) composizione.

L’idea proviene da Pitagora:  la musica è catarsi, purificazione e, quindi liberazione, rigenerazione, riscatto. Così si accede alle vette celesti. Occorre emendare l’anima liberandola dai mali della ignoranza, della cattiveria, dell’egoismo: una pratica ancestrale non dissimile da quelle attraverso le quali lo sciamano penetrava nelle – altrimenti – inaccessibili dimensioni “altre”.

Significativa al riguardol’iscrizione del XV secolo collocata nel Duomo di Ulm, posta sotto un busto che ritrae Pitagora di Samo mentre suona un liuto … Pietagoras musice inventor/fuganda sunt omnibus modis et abscindenda/languor a corpore/impericia ab anima/a ventre luxuria/a civitate sedicio/a domo discordia/et a cunctis rebus intemperancia. Una vera summa del pensiero del Grande Maestro: “Pitagora (fu) l’inventore della musica/ sono da rifuggire e da scongiurare in ogni modo/ la fiacchezza dal corpo/ l’imperizia dall’anima/ dal ventre la lussuria/ dallo stato la sedizione/ dalla casa la discordia/ e da tutte le cose l’intemperanza”. Sagge parole di vita …

Nella Scuola di Atene

Il rapporto tra Pitagora e la musica non era ignoto a Raffaello che, nella sua celebre Scuola di Atene, rappresenta il Maestro intento nella scrittura, mentre  un fanciullo, forse suo figlio Telauge, regge una lavagna su cui sono riprodotti rapporti ed intervalli musicali noti ai pitagorici.

In particolare la tavoletta offerta alla vista del filosofo raffigura :

Epògdoonn , ossia epi ogdoon,  lett.  che contiene un ottavo= rapporto di 9/8 che caratterizza il tono pitagorico.
Diatéssaron, ossia dia tessaron (chordon), lett. attraverso quattro corde = intervallo di quarta (es. Do-Fa). 
Diapénte, ossia dia pente (chordon), lett. attraverso cinque corde = intervallo di quinta (es. Do-Sol). 
Diàpason, ossia dia pason (chordon), lett. attraverso tutte le corde = intervallo di ottava (es. Do-Do).I numeri disposti sulla parte superiore della tavoletta, ossia VI, VIII, VIIII, XII, indicano l’ottava (6,12), la quinta (6,9 e 8,12), la quarta (6,8 e 9,12) e la fondamentale (12,12).

Ricostruzione del messaggio della tavoletta di Telauge dalla “Scuola di Atene” di Raffaello

Le dieci “I” in basso generano la santa Tetractys (1+2+3+4=10). La Tetractys, etimologicamente numero quaternario, esprime, appunto attraverso la cifra dei primi quattro numeri, l’unità del cosmo nella sua apparente molteplicità. La somma dell’1, del 2, del 3, e del 4 genera il 10. E’ l’essenza della sapienza pitagorica la “fonte che assomma in sé le radici della perenne natura” (Giamblico, 1991). I primi quattro numeri, nella forma di punti o sassolini, venivano disposti dai pitagorici nella forma di un triangolo equilatero, con al vertice l’1 ed alla base il 4. La Tetractys si compone di nove triangoli equilateri, formati dalla successione dei numeri nella forma di punti o sassolini. Il nove è, come è noto, il numero della gestazione che dura, appunto, per nove mesi.

La santa Tetractys

E poi il quattro. Quattro sono, per Empedocle, gli elementi di cui si compone l’Universo, la terra, l’acqua, l’aria ed il fuoco. Quattro sono i colori del processo alchemico e delle stagioni: nigredo, l’inverno; albedo, la primavera; citrinitas, l’estate; il rosso della rubedo, l’autunno; quattro le stagioni; quattro i temperamenti umani secondo Ippocrate, collerico, sanguigno, flemmatico, melanconico …

Chiude una X, il dieci romano, la “madre di tutti i numeri”, che esprime la perfezione del processo …

La musica è allora armonia fondata sul numero. E poiché i pitagorici videro che “le note e gli accordi musicali consistevano nei numeri”, ritenevano, dice Aristotele, che ”nulla fosse più saggio del numero … costoro sembrano ritenere che il numero sia principio non solo come costitutivo materiale degli esseri, ma anche come costitutivo delle proprietà e degli stati dei medesimi. Dall’Uno … procede il numero; e i numeri … costituirebbero tutto quanto l’universo” (Metafisica I, 5, 986 a 16).

Questa “considerazione” vale per Bach nella cui musica molti hanno ritrovato delle vere e proprie formule matematiche, dello stesso tipo di quelle che gli architetti rinascimentali, con la loro “ossessione” per la sezione aurea, utilizzavano per la propria arte/sapienza edificatoria. Non a caso la sua musica è stata definita una “costruzione cerebrale”, un tempio di suoni, nel quale la composizione rispetta le proporzioni matematiche del tempio di pietra. Il corpo umano è  il tempio di Dio.

Kabbalah

Bach fu influenzato dall’opera del suo (quasi) contemporaneo  Andreas Werckmeister, tedesco, compositore, organista, teorico della musica definita scientia mathematica. Sembra che abbia composto il suo “Clavicembalo ben temperato” proprio tenendo nel giusto conto le indicazioni di Werckmeister.

Risulta che Werckmeister fosse anche uno studioso della Kaballah, parola ebraica che sta per “ricezione”, la trasmissione della Tradizione da una generazione all’altra.“… il patrimonio  degli insegnamenti esoterici del Giudaismo e del misticismo giudaico” dal XII secolo (Sholem, 1988).

Come è noto, la Kaballah o Cabala è  una forma  di misticismo che “ricerca una percezione di Dio e della creazione” e privilegia all’approccio di tipo razionale  quello intuitivo. La ricerca è introspettiva e la rivelazione dei misteri “può essere espressa solo per mezzo di simboli e metafore”. E la musica – quella vera, naturalmente – è appunto uno straordinario, armonico messaggio fatto di simboli e di metafore.

Bach ebbe modo di apprezzare, anche attraverso Werckmeister, una delle massime del Libro della Sapienza: “Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso” (Sapienza, 11, 20). E un metodo cabalistico, la Gematria, termine arcano tratto forse dal greco geometria, che consente di convertire le parole in numeri. Infatti “ … si riteneva che Dio avesse creato il mondo pronunciando il nome delle cose, e che le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico fossero strumenti della creazione” (Alexandrian, 1984).                                                        

La Gematria può essere impiegata anche, secondo i cabalisti, su lingue diverse dall’ebraico. I numeri che “traducono” le parole vengono “interpretati” nel mondo cristiano attraverso la filosofia pitagorica che, come abbiamo visto, “esaltava” la santa Tetractys, ossia la successione dei primi quattro numeri disposti nella forma di un triangolo di base quattro – la base della piramide egizia – e la cui somma dà il dieci, come le dita delle mani; o i comandamenti di Dio; l’Uno che riempie di sé lo zero, altrimenti nullità …

Nel suo Musicalische Paradoxal-Discourse del 1707 Werckmeister limita la pratica cabbalistica ai numeri più bassi, non oltre il 13. Difficile capirne il motivo: questo numero, considerato funesto perché ricorda colui che tradì Cristo, è ritenuto invece favorevole dalla Kabbalah, perché il valore della parola ahad – uno, ossia l’origine di tutte le cose – è, appunto, 13. E 13 sono le qualità di Dio secondo l’Esodo (34,6)  (cfr. Endres e Schimmel, 1991).

Nella  Clavier-Übung (Esercizio al pianoforte) di Bach e segnatamente nella Fuga tripla in Mi bemolle maggiore domina il 3, ossia il numero della Trinità. Tre sezioni di 36, 45, 36 battute, ossia tutte cifre divisibili per 3. Il 36, secondo Plutarco, è dato dal prodotto del 4, il numero degli elementi e quindi della terra, col 9, il “sacro del tre elevato a potenza”, l’ora della morte di Cristo ( Endres e Schimmel, 1991). A sua volta il 45 è dato dalla somma del 36 col 9.

Inoltre la somma dei fattori, ossia 3+6+4+5+3+6 dà il 27, altro multiplo del 3. Il 2 rappresenta gli opposti della vita, maschio e femmina, buio e luce, mentre 7 sono i doni dello Spirito Santo, contrapposti ai peccati capitali. E 9, ossia la somma del 2 e del 7, è, come abbiamo visto, il numero della gestazione. 

SUITE

Infine le suite, ovvero successioni, insieme di brani suonati in sequenza, danze ad andamento lento ed ad andamento vivace. Come è noto la suite 1 di Bach è composta di sei movimenti: Preludio; Allemande (danza ad andamento moderato, “processionale”); Corrente (danza vivace, “pantomima” del corteggiamento); Sarabanda (danza lenta, di carattere solenne); Minuetto (da pas menu, piccolo passo, da coppia); Giga (forse dal tedesco geige, agitarsi, danza molto veloce). Lo stesso schema  nella Suite 3, solo che al posto del Minuetto c’è la Bourrée (fascina ?, danza veloce, sottolineata da vigorose battute). Una mera ipotesi: il 6, nelle antiche culture mediterranee, è il “numero cosmico perfetto”, perché “somma e prodotto delle sue parti”. Infatti “ si ottiene sia sommando, che moltiplicando i primi tre numeri”:  l’1, fonte di tutte le cose; il 2 degli opposti; il 3 manifestazione della sintesi completa (Endres e Schimmel, 1991). L’Eterno creò il mondo in 6 giorni … Il sesto giorno creò l’Uomo.

Il 6 è abbinato a movimenti connessi ad altrettante danze che, alla loro origine, erano vere e propri riproduzioni rituali di quelle con le quali gli dei avevano organizzato il cosmo. Ossia conferito ordine al caos primordiale. Famose la danza per celebrare la vittoria di Teseo sul Minotauro, rappresentata nella tomba di Ruvo di Puglia, una espressione rituale che doveva consentire al defunto di sconfiggere la morte, assicurandone quindi la rinascita. Ne parla Plutarco nelle sue “Vite”: “Nel viaggio di ritorno da Creta Teseo si fermò a Delo. Dopo aver sacrificato al dio e offerto come dono votivo l’immagine di Afrodite che aveva ricevuta da Arianna, eseguì insieme coi ragazzi una danza che dicono sia ancora in uso presso quelli di Delo e che riproduce i giri, i passaggi del Labirinto: una danza consistente in contorsioni ritmiche e movimenti circolari. Questo genere di danza quelli di Delo la chiamano ‘la gru’, secondo quanto afferma Dicearco. Teseo la eseguì anche intorno all’altare chiamato ‘Cheratone’, intessuto di corni (kerata), tutti piegati a sinistra”. Il rimando alla gru dipende dal fatto che è un uccello migratore, ossia in grado di ritrovare la giusta via del ritorno: come appunto l’anima che, grazie al rito propiziatorio delle danzatrici, saprà ritrovare – e ripercorrere – la strada della propria rinascita. Altre danze rituali sono legate ai culti di Dioniso, il dio dell’estasi, del vino e dell’ebbrezza.  “E chi porta in sé Bacco, fa balzare correndo dal tirso la fiamma che leva in alto della sua face di pino, ed eccita con la danza e col grido richiama gli erranti gettando all’indietro l’onda lussureggiante dei suoi capelli che si sollevano in aria”. Così Euripide ne “Le Baccanti” descrive la danza sfrenata delle Menadi al seguito del dio. Le Baccanti portano dentro di sé il dio. E’ quello l’entusiasmo, da  enthosiazo, ossia essere ispirato, parola a sua volta contenente en theo, ossia dio dentro. Giordano Bruno l’avrebbe  ricompreso tra gli “eroici furori” … La musica di Bach evoca un altro genere di entusiasmo, celebrale e cardiaco al tempo stesso, ma comunica sempre il senso del sacro, inteso come dimensione di Dio …

In fine

“Bach è un instancabile cercatore di Dio, che a lungo persegue con la mente e poi ritrova nel profondo del cuore” (S. Chiereghin).

BIBLIOGRAFIA

  • Alexandrian, Storia della filosofia occulta, a cura di Doretta Chioatto, Milano 1984;
  • Aristotele, Metafisica, a cura di C. A. Viano, Torino 2005;
  • Bonaventura da Bagnoregio, Itinerarium mentis in Deum, a cura di Letterio Mauro, Milano 1996;
  • Buscaroli P., Bach, Milano 1998;
  • Cairo G. , Dizionario ragionato de simboli, Bologna 1967;
  • Chevalier J. , Gheerbrant A. , Dizionario dei  simboli, voll.2, Milano 1989;
  • De Rachelwiltz B. , Il libro dei morti degli antichi egizi. Il papiro di Torino, Roma 1992;
  • Eliade M.,  Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi, Roma 1974;
  • Endres F.C. , Schimmel  A. , Dizionario dei numeri. Storia, Simbologia, allegoria, Milano 1991;
  • Euripide, Baccanti, a cura di Giulio Guidorizzi, Venezia, 2003;
  • Giamblico, La vita pitagorica, Introduzione e note di Maurizio Giangiulio, Milano, 1991;
  • Jung C.G., Il libro rosso, S. Shamdasani (a cura di),  A. M. Massimelllo (Traduttore),  Torino 2010;
  • Lazzeroni V. , L’escatologia pitagorica nella tradizione occidentale, L’Acacia, n. 16,  1984;
  • Plutarco, Vite parallele, a cura di Antonio Traglia, vol. I, Novara 1992;
  • Ripa C. , Iconologia, Milano 1992;
  • Sholem G. , La  Kabbalah e il suo simbolismo, Torino 1980;
  •  Zolla E. , Uscite dal mondo, Milano 1992.
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Viaggio terrestre e celeste di Madonna Pia

Evento culturale al castello di Gavorrano per il convegno su la Pia De Tolomei tenutosi il 5 agosto 2017

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Lo strano caso dell’albero della fecondità

“Le Antiche Dogane” – Polo Universitario Grossetano – intervento del Prof. Vinicio Serino al convegno “Un affascinante viaggio nelle antiche terre d’Etruria”: “LO STRANO CASO DELL’ALBERO DELLA FECONDITA’ IN QUEL DI MASSA MARITTIMA: QUALCHE ANTROPOLOGICA RIFLESSIONE” Grosseto 17 Dicembre 2019 “Sala delle Colonne”